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apparso su LA STAMPA il 29 sett. 2009

Luisella Ceretta, laureata al Dams, vive ad Avigliana
Menù al risparmio da un
libro
sulle ricette del Ventennio
TIZIANA PLATZER
Non era il sacro fuoco ecologista a muovere gli slogan di invito per niente
velato al risparmio, le antesignane «pubblicità progresso»
contro lo spreco: «Fare attenzione a ciò che viene gettato
nelle immondizie: stracci, spaghi, carta, gusci d’uovo, scatolame,
foglie di ortaggi, bucce, gusci, noccioli: tutto può essere utilizzato».
E il conto spauracchio era presto fatto: «6 centesimi al giorno
sprecati da ogni italiano rappresentano per il Paese la perdita di 1 miliardo
di lire all’anno». La mano sulla coscienza domestica durante
il Ventennio era d’obbligo se la dovessero mettere le donne, con
ben chiaro in mente il concetto «Lo spreco è causato dalla
mancanza di ordine e disciplina». Non certo per desiderio di riciclo
biologico, le massaie dovevano trovare il modo, ogni giorno, di mettere
insieme un pranzo e una cena. La sopravvivenza della famiglia. A loro
dedica il libro «Le donne e la cucina nel ventennio» (edito
da Susa Libri) Luisella Ceretta, 46 anni, laureata al Dams a Torino e
oggi residente vicino a Avigliana, che domenica si è aggiudicata
il «Premio Bancarella Cucina» a Pontremoli.
«Un riconoscimento inaspettato alla mia prima partecipazione a
un premio» racconta l’autrice, dipendente all’Ufficio
Cultura del Comune di Avigliana. «Donne con gli uomini al fronte
costrette a infinite code per la “tessere annonaria” istituita
nel 1940, per cibo propagandato che poi non si trovava, per il latte.
Donne che si inventavano le ricette della cucina povera, aiutate dalle
riviste dell’epoca, dalle pubblicazione degli uffici di propaganda
fascista, dalle rubriche di ricette di Petronilla, medico pediatra e scrittrice
sull’inserto domenicale del “Corriere della Sera”».
Un impegno femminile importante per rendere il momento del pasto più
sereno, conviviale, quasi a voler far dimenticare per un attimo l’orrore
della guerra».
Il volume ripercorre la ricerca di emancipazione femminile nonostante
il fascismo relegasse la donna a custode del focolare, nonostante il ruolo
fondamentale nelle reti associative, nelle fabbriche di munizioni, negli
uffici pubblici e commerciali e nelle campagne. Da una parte crocerossina,
dall’altra cuoca creativa con nulla: fra le 125 pagine illustrate
con manifesti e pagine di giornali d’epoca, le ricette trovate in
un anno di ricerche da Luisella Ceretta: «Mio nonno mi parlava delle
uova con il lardo, o della frittata con gli avanzi di minestra. Ho scoperto
il pane impanato al posto delle cotolette, il budino di carne cucinato
con gli avanzi, l’uso della paraffina per ungere la padella quando
mancava l’olio. L’idea che nelle aiuole di fronte a casa,
non si piantassero più le violette, bensì i cavoli o i piselli».
E con i baccelli veniva servita una fumante minestra
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