Cartonato con dorso tondo e capitelli, similpelle marrone, fregi e scritte in oro

Riproduzione dell’originale del 1720.

In questa seconda edizione in più luoghi corretto, ed accresciuto di alcuni ricordi salutevoli in occorrenza di peste; aggiuntevi infine varie notizie concernenti il morbo contagioso.

In Torino per  Giuseppe Zappata 1720.

Questa ristampa riporta fedelmente, l’italiano del 1600 dell’originale, tranne due variazioni per rendere più agevole la lettura e cioè: la “&” che diventa “e” e la “f” che a volte sostituisce la “s”; le pagine e le righe corrispondono esattamente a quelle della seconda edizione del 1720.

 

 

 

 

 

 

 

La caccia alle streghe è parte di un periodo storico che è stato facile preda del mito e della leggenda, assumendo connotazioni che in alcuni casi rendono problematica la ricostruzione di fatti e vicende di un tempo attraversato dalla grande paura del diavolo, con tutti i risvolti sociologici e culturali che tale paura poteva determinare. In fondo, basta pensare a quante tradizioni, luoghi comuni e credenze circolano, ancora oggi, intorno all’immagine della strega: miti che spesso hanno completamente trasfigurato la dimensione storica di fatti concretamente ancorati alla realtà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attento lettore, questo libro non è una guida turistica, non è un collage di immagini e fatti, non è un diario personale, non è un romanzo. La trasversalità di tutti questi generi ne è la caratteristica. A te il piacere di scoprire il sottofondo che armonizza queste pagine.

“Di lassù, nelle splendide e fatate sere di luna del mese di luglio, lo sguardo si posava su Giaveno e si allungava fino a corso Francia per terminare a Torino e la sua collina – tutta una luce unica – Bello, bellissimo, indimenticabile!

E poi, il circondario di Giaveno, le sue Borgate. Sicuramente non immaginavate che le borgate di Giaveno sono più di… cento”.

 

 

 

 

 

 

 

Sessant’anni fa Torino diventava la capitale del mondo.Era il 6 maggio 1961 quando il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi inaugurava l’Esposizione Internazionale Italia ’61, organizzata per celebrare i cento anni dell’Unità.

L’evento trasformò la schiva metropoli in una città vivacissima e ricca di attrazioni che richiamarono milioni di turisti: la monorotaia o treno-aereo, il cinema a 360 gradi, gli “ovetti” che sorvolavano il fiume, le crociere in battello, i bus a due piani, un luna-park grande come tre campi di calcio.

Scritto con uno stile fresco e brillante, questo libro ripercorre, attraverso cronache, illustrazioni, testimonianze e molte curiosità inedite, la storia di quella indimenticabile avventura che fu Italia ’61.

L’Esposizione Internazionale Italia ’61 fu il biglietto da visita non soltanto di una città, ma di una nazione intera che stava vivendo gli anni ruggenti del boom economico. Fu la consacrazione del made in Italy, delle nostre eccellenze in campo imprenditoriale, artistico, culturale, tecnico e scientifico: da Agnelli a Olivetti, da Nervi a Pininfarina, da Mattei a Soldati, da Guttuso a Rossellini, da Armando Testa a Giò Ponti.

Davanti al mondo, l’immagine dell’Italia ne uscì rafforzata e Torino, prima capitale, scoprì una vocazione turistica che non aveva mai immaginato di avere.

Due buoni motivi per non dimenticare che cosa è stata Italia ’61.

 

 

 

 

venti mesi della lotta resistenziale, a partire dall’8 settembre, vengono qui focalizzati soprattutto  in un determinato limite territoriale che coincide con le zone alpine, le valli e le città del Piemonte in cui quel movimento nacque e si affermò. Accanto alla guerra portata avanti dagli Alleati, il grande movimento resistenziale non coinvolse soltanto i partigiani saliti sulle montagne, ma l’intera popolazione, le donne in primo piano, gli operai nelle fabbriche, i soldati che dissero di No alle lusinghe nazifasciste, affrontando lunghi periodi di prigionia nei campi di lavoro in Germania. Una Resistenza civile, oltre che militare, che coinvolse una parte significativa della popolazione, come riconosciuto dallo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il 23 settembre 2016 ha apposto sul Gonfalone della Regione Piemonte la Medaglia d’oro al Merito civile per il ruolo avuto dalla popolazione durante la lotta di Liberazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il percorso della mulattiera, con partenza da dietro la chiesa di San Giovanni Vincenzo, ai piedi del castello abbaziale nel comune di Sant’Ambrogio di Torino, si inerpica fino alla borgata di San Pietro, proseguendo poi il sentiero si incontra il piazzale della Croce Nera e quindi il Sepolcro dei Monaci, fino alla Sacra di San Michele, con un dislivello di 609 mt. e una distanza di circa 3 Km.

Nel 1943 un Comitato si organizza e progetta il primo Santuario della Signora di Fatima in Italia. Il fascino spirituale del luogo è rappresentato, oltre che dal Santuario di Fatima in borgata San Pietro, dalle quattordici croci in pietra disposte lungo il percorso della mulattiera che simboleggia la Via Crucis. L’idea maturò ed iniziò il
23 febbraio 1943 e terminò il 16 maggio dello stesso anno. Calcolando il momento storico, gli scarsi mezzi a disposizione, i pochi soldi, ecc., è stato davvero un mezzo miracolo grazie anche all’aiuto di tutti i cittadini.

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo Diario è ispirato a una storia vera, anzi, per la precisione, a due storie vere.

La prima, è uno dei tanti tristi episodi verificatisi nel periodo di occupazione tedesca in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il 21 Maggio del 1944, toccò al paesello di San Pietro, in Val di Susa.

L’altra storia, invece, è la mia. Voglio dire, quella dei miei ricordi di giovinezza vissuti, in gran parte, proprio come ospite in quello stesso paesello, soltanto… Riportati indietro nel tempo di circa trent’anni!